Startup tecnologiche in Romagna – comunicazione e pubblicità

Startup tecnologiche e centri di sviluppo finanziati da enti locali e privati (comunemente definiti Incubatori) stanno sorgendo come funghi nell’intero territorio nazionale, e la nostra realtà locale non sembra essere molto diversa.

Sono un curioso e attendo osservatore di questi fenomeni e quando posso, cerco di partecipare agli eventi formativi organizzati per divulgare le attività ed i progetti sviluppati  in Emilia Romagna.

Sono anche un entusiasta utente delle tecnologie domotiche (oggi forse meglio definite home-automation) e quando posso cerco di valutare quali prodotti possano offrire soluzioni praticabili per la  casa e l’azienda, sia per uso personale che  per i clienti di Farnedi ICT.

Sfogliando la rivista Novera di questo mese ho trovato un articolo che presenta il progetto di una start-up faentina dall’evocativo nome – Smart Domotics – e quando sono riuscito a visionare il sito dell’azienda (con non poca fatica visto che il sito non viene mai direttamente citato nell’articolo) ho scoperto con un discreto disappunto che la pagina web non dispone di nessun strumento informativo o di marketing.

Il sito dell’azienda, infatti, è composto di una landing page che contiene solo una immagine ed un paragrafo di testo; non esistono immagini di prodotto, informazioni sul progetto o qualche altro tipo di notizia che possa in qualche modo stimolare l’interesse del visitatore.

Lo stesso articolo apparso su Novera risulta di maggiore interesse e approfondimento e da esso si potrebbe trarre spunto per costruire una sezione di rassegna stampa e comunicazione.

Sicuramente manca una semplicissima sezione di richiesta informazioni che preveda per gli utenti come me, curiosi ed interessati al prodotto, di iscriversi con la propria email ad una newsletter e ricevere in futuro informazioni sugli sviluppi del progetto.

Creare una pagina di raccolta contatti con servizi quali Mailchimp  è molto semplice ed economico, mentre realizzare una sezione grafica che possa attrarre l’attenzione dei visitatori e mantenerla viva nelle fasi di start-up del progetto richiede sicuramente un investimento maggiore, ma ritengo che in fase di seed del progetto bisognerebbe fare anche questo investimento.

Del resto questo dovrebbe essere il compito di supporto e mentoring che il personale dell’incubator dovrebbe offrire; pertanto ho deciso di dare un’occhiata al sito del Centro Parco Torricelli che come dichiara testualmente nella pagina del sito

Realizzato su iniziativa congiunta del Comune di Faenza e della Fondazione Amleto Bertoni,  co-finanziato dal Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale Obiettivo 2 , Regione Emilia-Romagna e Provincia di Ravenna…

Quindi si tratta soldi pubblici, per lo più, ed a gestione comunale, per un progetto di accelerazione di impresa, che come tanti altri sono nati negli ultimi anni e dissemina il nostro territorio.

Nella pagina delle start-up ospitate negli edifici del centro (definirle incubate mi sembra a questo punto eccessivo) troviamo 4 aziende, ma stranamento non è presente la già citata Smart Domotics (curioso visto che l’impresa è stata costituita a Novembre del 2013).

esempio di aziende incubate a Faenza
esempio di aziende incubate a Faenza

Le informazioni che si trovano sono molto scarse e spesso incomplete, i link alle singole pagine delle imprese presenti sono scollegati (almeno due siti non esistono) oppure rimandano a pagine di scarso valore e comunicazione.

E’ evidente che se il supporto di un centro per le start-up tecnologiche è gestito in questo modo non è facile aspettarsi molto poi nella qualità della consulenza marketing e di comunicazione che il centro può offrire alle aziende ospitate.

Se dovessi fornire un consiglio ai giovani imprenditori di Smart Domotics srl, una volta appurato che il progetto tecnologico sia valido e di qualità e che esista un business model sostenibile, consiglio di investire una piccola parte delle risorse aziendali sulla  comunicazione presente sul sito.

Anche se il progetto non è ancora pronto per il mercato, è preferibile disporre di una comunicazione efficace e professionale, che possa fornire sia agli investitori che ai futuri clienti, un’immagine solida e concreta.

Rivedrei anche l’idea che ha portato alla scelta del nome dell’impresa: Smart e Domotics sono due parole di grandissima diffusione e a riunirle così insieme nel proprio logo si rischia di farsi fagocitare nei risultati (SERP) dei motori di ricerca da tutti gli altri competitor del settore.

Quando qualcuno cercherà il nostro nome, perché magari l’ha sentito nominare in una conferenza o letto su di un articolo, molto probabilmente finirà sul sito di qualche multinazionale concorrente.

[hr style=dotted-line margin_top= margin_bottom=]

Questa breve riflessione ci porta a valutare un paio di altre esempi di acceleratore di impresa (o incubator se preferite) che ho avuto modo di visitare in questi giorni: il primo a Cesena – cesenalab – nato da una collaborazione fra pubblico, università e fondazione bancaria.

imgres

 

Il progetto sembra presentare molto meglio le aziende che vedono la luce dentro al centro:  chi dispone di un progetto non ancora visibile al pubblico preferisce limitare la propria presenza ad una pagina istituzionale e non lancia un proprio sito (EDO) mentre chi come Elements utilizza la landing page per raccogliere informazioni dai futuri possibili clienti o investitori.

Vladimiro mazzotti al cesenalab
Vladimiro mazzotti al cesenalab

Non è un caso che il polo di innovazione tecnologico di Cesena si avvalga per le attività di mentoring di un imprenditore cesenate come Vladimiro Mazzotti che dispone di una lunga esperienza in startup e incubator di imprese ed opera come business angel in H-Farm, uno degli start-up accelerator privati più attivi in Italia.

Dichiaro qui apertamente un conflitto di interesse, in quanto conosco Vladimiro da moltissimi anni ed in passato abbiamo avviato un paio di imprese ICT insieme (primi anni ’90).

Un secondo esempio di startup incubator privato l’ho visitato pochi giorni fa, durante l’inaugurazione del terzo centro per l’innovazione aperto a Bologna da Telecom, sotto l’egida del progetto Working Capital

Working Capital - pagina non funzionante

Purtroppo il sito del progetto, oggi domenica 9 Febbraio 2014, sembra non funzionare, e nonstante che durante la presentazione del progetto il conduttore della giornata e responsabile della sede bolognese ha dichiarato

troverete le luci di questo centro sempre accese, ad ogni ora del giorno ed ogni giorni della settimana, perchè l’innovazione non si ferma mai.

Evidentemente i tecnici di Telecom che gestiscono i server di workingcapital la domenica mattina sono tutti a prendere il cappuccino!

working_capital_finanzia_altre_15_startup_e_apre_a_bologna_1176
Un momento dell’inaugurazione del nuovo centro di Working Capital a Bologna.

Comunque anche se non possiamo al momento valutare come le nuove imprese che vedranno la luce all’interno del centro bolognese utilizzeranno le notevoli risorse di marketing e comunicazione che Telecom sembra poter mettere in campo, a giudicare dalla pomposa presentazione del 30 Gennaio, mi permetto di dare un primo giudizio sulla base di quanto ho potuto vedere durante l’evento.

I mezzi messi in campo, come già detto, sembrano imponenti, e la partecipazione di curiosi e stampa è stata massiccia, come imponente la presenza di rappresentati delle istituzioni a partire dalla regione Emilia Romagna ed il comune di Bologna.

L’impressione finale che però ho portato a casa dopo i vari interventi è stato di una operazione esclusivamente finalizzata a cavalcare l’onda di  successo che i temi dell’ innovazione oggi garantiscono e priva di reali contenuti innovativi.

I temi quali Maker, Arduino, Stampa 3D, LabFab e Startup sono di grande moda e grandi imprese come Telecom o politici locali e regionali, insieme a giornalisti 2.0 e blogger di tutta Italia, sembrano volersi ritrovare in questi momenti semplicemente per festeggiare un’innovazione che effettivamente non esiste.

Quello di cui il nostro territorio avrebbe bisogno, a mio parere, non sono centri di innovazione e incubator finanziati da imprese decotte che cercano di rifarsi il lifting con questi temi oppure da soldi pubblici che poi ricadono, spesso a pioggia, a beneficio di pochi progetti spesso selezionati in maniera opinabile.

Molte meglio sarebbe investire in infrastrutture tecnologiche, portando gratuitamente la fibra nei distretti produttivi, e costituendo dei nuovi distretti dove le  impresa decida di aprire o trasferirsi, e si possa trovare un ecosistema privato frutto di un mix di servizi e tecnologie che favoriscano la libera impresa e concorrenza.

Costruire dei poli di piccoli uffici, completi di servizi di trasporto pubblico che permettano ai giovani di raggiungerli anche senza auto, con la banda ultra larga disponibile a costi accettabili (oggi per portare la fibra in un ufficio di un mio cliente mi hanno chiesto 130 giorni e 45.000 euro di costi base e siamo in pieno centro urbano a Cesena sulla via Emilia), con servizi di mensa per i dipendenti,  uffici per consulenti fiscali e legali, con spazi di co-working aperti a tutti ed a basso costo, e spazi per eventi e sale riunioni affittabili a basso costo.

Tutto questo è quello che dovrebbero fare le pubbliche amministrazioni, invece di spendere milioni di euro su pochi progetti di dubbio futuro e spesso scelti con criteri sconsiderati e da commissioni tecniche spesso senza qualifiche per valutarne il reale successo.

E tu cosa ne pensi? Lascia un commento e di la tua…