Perché una Pec non può sostituire una Raccomandata?

Oggi ho richiesto la disdetta del contratto di Fastweb che utilizzo da 2 anni nel mio ufficio di Rimini; da qualche settimana, infatti, ho deciso di provare il servizio ADSL di Acantho  dopo l’esperienza negativa di qualche mese fa che mi ha dimostrato come l’operatore telco di Milano non sia affidabile nella risoluzione guasti dove non dispone di servizio diretto su fibra o linea dedicata.

Ho contattato l’ufficio amministrativo di Fastweb Spa che mi ha comunicato la procedura di disdetta:

Invio di una Raccomandata con Ricevuta di Ritorno, completa di una richiesta di disdetta firmata dal titolare ed in allegato una copia di un documento di identità

Come è ovvio, ho provato a chiedere se potevo utilizzare in alternativa un’email inviata via Posta Elettronica Certificata, ma mi è stata negata questa possibilità.

In primo luogo mi aspettavo che una società di TLC fosse al passo con le ultime tecnologie ed offrisse ai suoi utenti  l’opzione di utilizzare un strumento come la PEC che fa risparmia tempo e denaro agli utenti. Cercando sul sito di Fastweb Spa non viene citata da nessuna parte l’indirizzo PEC mentre vi è obbligo per legge di renderla visibile sul proprio sito internet

L’art. 2250 del codice civile – obblighi su atti e corrispondenze – impone alle  società che dispongono di uno spazio elettronico destinato alla comunicazione e collegato ad una rete telematica ad accesso pubblico di inserire anche le e informazioni sull’indirizzo PEC, oltre a quelle consuete su sede sociale, numero di iscrizione al Registro Imprese,  capitale sociale, ecc.

Cercando nel registro delle imprese online ho trovato la PEC di Fastweb Spa che corrisponde all’indirizzo FASTWEBSPA@LEGALMAIL.IT, ma a quanto pare il reparto amministrativo dell’azienda non ne fa uso e sembra non conoscerne le funzionalità

Le norme riguardanti la PEC sono contenute nel D.P.R. n. 68 dell’11/03/2005, che introduce in Italia la Posta elettronica certificata definendone anche il valore del tutto equivalente alla raccomandata con avviso di ricevimento anche ai fini legali

In particolare mi piace la possibilità di certificare oltre che l’effettivo invio della missiva, anche il contenuto che esso trasporta: infatti mi chiedo che tipo di prova rimane a me quando invio una busta chiusa contenente una disdetta di contratto, se l’unica traccia che mi rimane in mano è una ricevuta di invio e consegna, senza che sia possibile dimostrare il reale contenuto della missiva?

Come è ovvio, ho seguito la procedura ed ho scritto una classica lettera, firmata e spedita con tutta la documentazione via raccomandata, ed ho pagato i 6 euro e la mezzora di coda alle poste, ma ho anche scritto una missiva alla PEC di Fastweb per sapere cosa ne pensano di tutto questo.

 

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09.05.2014
Nuova circolare sulla PEC 

La circolare n° 77684 del 09.05.2014 del Ministero Dello Sviluppo Economico, ha stabilito che ogni società
è obbligata a possedere un proprio indirizzo PEC – Posta Elettronica Certificata – utilizzato e riconducibile esclusivamente alla stessa specificando che le indicazioni operative precedentemente fornite (possibilità
di indicare la PEC di un terzo) sono da ritenersi ormai superate. Nei casi in cui la CCIAA riscontri che lo stesso indirizzo di PEC è utilizzato da più società o imprese, intima le stesse a sostituire detta PEC con
un indirizzo “proprio”ed in caso di inadempienza la PEC viene cancellata d’ufficio e sono previste sanzioni
da € 103,00 a € 1.032,00.

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