Un bell’esempio di disinformazione giornalistica: “Il caos alle Poste? Tutta colpa della nuvola”

Premetto che sono un lettore di Wired italia sin dal numero 1 e che di norma mi diverte e spesso mi informa leggere questo mensile.

Ma quando mi sento bombardato tutto il giorno da titoli roboanti da TV e giornali, che di norma nulla hanno a che vedere con la realtà delle cose che dovrebbero descrivere, mi sento quasi tradito quando mi accorgo che da questa pessima abitudine dell’informazione pubblica non sembra esente neppure Wired.

L’articolo è il seguente Il caos alle Poste? Tutta colpa della nuvola e come già anticipa nel titolo, il sig. Longo – autore dell’articolo – sembra incolpare la “fantomatica” cloud computing solution per il disastro avvenuto in questi giorni alle Poste Italiane.

Il tutto perché Poste utilizza un’ architettura centralizzata, secondo lo schema del cloud computing, che ha certo molti vantaggi ma anche rischi, come si è visto.

Questa l’affermazione al centro del pezzo, che tende pertanto ad accomunare ogni tipo di soluzione client-server ad una soluzione di cloud computing e quindi indirettamente a mettere sotto accusa questo sistema che avrebbe anche molti rischi.

In realtà a verificare nel dettaglio, anche solo leggendo le parole riportate nell’articolo dal responsabile dei servizi di Poste, qui il cloud come lo intendiamo oggi, non centra proprio nulla e comunque di problemi di questo genere nell’informatica ne esistono da sempre e vanno affrontate con la serietà di progettazione e con la qualità dei servizi erogati.

Bella informazione: complimenti al giornalista che l’ha scritto ed alla redazione che l’ha pubblicato senza valutare l’enorme stupidaggine che si andava a raccontare.

Continuiamo a fare giornalismo con i titoli e le notizie superficiali: basta che facciano audience.